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Abuso del diritto: Assonime analizza i recenti orientamenti di prassi e giurisprudenza nella circolare n. 27

03 Gennaio 2019 | Abuso del diritto

La circolare Assonime commenta le più recenti risposte fornite dall’Agenzia delle entrate, nei mesi di ottobre e novembre 2018, in tema di abuso del diritto nonché, sul medesimo tema, la sentenza della Cassazione n. 30404 del 29 ottobre 2018.

La disamina pone in evidenza alcuni aspetti problematici di tali pronunce rispetto alla nozione di abuso contenuta nell’art. 10-bis della l. n. 212/2000, (c.d. Statuto del contribuente).

Infine, la circolare Assonime prende in considerazione anche la l’art. 6 della Direttiva 12 luglio 2016, n. 2016/1164 (c.d.ATAD 1), confrontandolo con la nozione di abuso del diritto come definito nell’art. 10-bis summenzionato.

 

Questi i provvedimenti commentati nella circolare Assonime.

 

  • Art. 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei

diritti del contribuente)

  • Risposte dell’Agenzia delle entrate nn. 21, 30, 36, 40, 65, 68, 70 e 75 pubblicate

nei mesi di ottobre e novembre 2018

  • Sentenza della Corte di cassazione n. 30404 del 23 novembre 2018

 

 

 

Per quanto riguarda l’art. 10 bis, Assonime ricorda che la sua introduzione, come è noto, “muove dall’esigenza di superare alcune problematiche interpretative emerse durante la vigenza dell’art. 37-bis del d.P.R. n. 600/1973 (d’ora innanzi anche: art. 37-bis) e, in particolare, le incertezze sull’esatta portata del regime antiabuso che aveva contrapposto i contribuenti – soprattutto le imprese da sempre impegnate a trovare scelte gestionali che consentono un legittimo risparmio d’imposta – e l’Amministrazione finanziaria in sede di verifica di tali scelte, nonché le pronunce giurisprudenziali intervenute in materia, in occasione del contenzioso che ne è poi scaturito”.

 

Poiché tale approccio si è spesso prestato ad interpretazioni contrastanti, l’art. 10-bis è intervenuto proprio per “ripristinare un livello minimo di prevedibilità degli effetti delle scelte compiute dal contribuente come presupposto di fondo per una migliore certezza del rapporto tributario e, in definitiva, per una migliore trasparenza e competitività del sistema fiscale italiano”.

 

Infatti, queste sono le condizioni che definisco l’abuso del diritto secondo l’art. 10 bis.

 

-       L’operazione o le operazioni poste in essere dal contribuente “pur nel rispetto formale delle norme fiscali” risultano volte a realizzare vantaggi fiscali “indebiti” – considerando tali i “benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario”.

 

-       L’operazione o le operazioni poste in essere dal contribuente sono anche prive di sostanza economica e, cioè, sono inidonee “a produrre effettivi significativi diversi dai vantaggi fiscali”.

 

Completa, poi, questa disciplina la previsione del comma 4 dell’art. 10-bis, secondo cui

resta ferma la libertà di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla

legge e tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale”.

 

Fin qui per quanto riguarda le novità introdotte dall’art 10 bis rispetto alla previgente normativa.

 

La circolare Assonime prosegue poi, analizzando la sentenza della Cassazione n. 30404, del 23 novembre 2018 e osserva come la Cassazione sviluppi delle “argomentazioni che riportano tout court l’individuazione della fattispecie abusiva alla prassi interpretativa del passato che l’art. 10-bis si proponeva, quale suo principale scopo, di superare (e cancellare) definitivamente”.

 

Mentre, relativamente alle risposte AE,  Assonime fa notare come gli approcci argomentativi siano variabili e come le “conclusioni cui giunge l’Agenzia risultano condivisibili in molti casi, meno condivisibili in altri”.

 

Infine, la circolare si conclude prendendo in considerazione l’art. 6 della direttiva 12 luglio 2016, n. 2016/1164 (c.d. direttiva ATAD 1). A tal proposito Assonime fa notare che “le disposizioni di questo articolo non sono state prese in considerazione dal Governo in sede di adozione del decreto legislativo con cui è stata data recentemente attuazione a questa direttiva, in quanto si è ritenuto che la nozione di abuso contenuta nell’art. 10-bis fosse già conforme a tali indicazioni. [...] La clausola dell’art. 6 e quella dell’art. 10-bis individuano le fattispecie abusive sulla base dei medesimi parametri, sia pure con sfumature lessicali diverse”.

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