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Appalto: garanzie a favore del committente

22 Agosto 2019 |

Cass. 25 luglio 2019 n. 20184

Contratti

In un contratto d’appalto privato, nel caso l’immobile presenti gravi vizi e difetti, è ammissibile la concorrenza delle garanzie contrattuali ed extracontrattuali previste a tutela del committente.

 

 

Il committente può, perciò, invocare sia il risarcimento del danno previsto in caso di responsabilità extracontrattuale (art. 1669 c.c.) sia i rimedi giudiziali di natura contrattuale quali, a seconda dei vizi o delle difformità che presenta l’opera, l’eliminazione dei vizi, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto (art. 1668 c.c.), nel rispetto dei termini di decadenza.

 

 

Non sussistendo perciò incompatibilità tra le due garanzie, entrambe sono esperibili, configurandosi l'una (prevista dall’art. 1669 c.c.) come sottospecie dell'altra (prevista dall’art. 1667 c.c.): i gravi difetti dell'opera, traducendosi inevitabilmente in vizi dell’opera stessa, determinano una concorrenza delle due garanzie, in un’ottica di rafforzamento della tutela del committente.

 

 

La cassazione ha, inoltre, ribadito che il giudice può qualificare diversamente la fattispecie giuridica indicata dalla parte, dovendo egli tenere solo conto del contenuto sostanziale della richiesta e del provvedimento chiesto in concreto, nel rispetto del principio della corrispondenza della pronuncia alla richiesta senza sostituire d'ufficio una diversa azione a quella formalmente proposta.

 

 

Nel caso concreto, la domanda con cui il committente aveva chiesto la condanna dell'appaltatore ad eliminare i vizi dell'opera, è stata qualificata dal giudice quale domanda di risarcimento in forma specifica del danno da responsabilità extracontrattuale (ai sensi dell’art. 1669 c.c.), anziché come richiesta di adempimento contrattuale (ai sensi dell’art. 1667 c.c.), avendo il committente posto a fondamento della sua domanda difetti della costruzione così gravi da incidere sugli elementi essenziali dell'opera stessa, che influivano sulla sua durata e ne compromettevano la conservazione. Secondo tale qualificazione giuridica, il committente ha perciò rispettato la corretta tempistica, essendo il termine di decadenza della domanda di 1 anno (art. 1669 c.c.) e non di 60 giorni (art. 1667 c. 2 c.c.).

 

 

 

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