News

Aumento del capitale sociale mediante conferimento di criptovalute: lo stop del Tribunale di Brescia

Il tribunale di Brescia, con decreto n. 7556/2018, respinge il ricorso dell’amministratore unico di una s.r.l. avverso il diniego del notaio di iscrivere, nel registro delle imprese, la delibera assembleare di aumento del capitale sociale mediante conferimento di criptovalute, diniego motivato dalla volatilità delle criptovalute che non consentirebbe la valutazione né del quantum, l’ammontare del conferimento, né del quomodo, l’effettività dello stesso.

 

Nel rispondere al ricorso, il Tribunale richiama il dettato dell’art 2464 c.c., comma 2, osservando che il bene oggetto di conferimento deve presentare i seguenti requisiti

 

-          l’idoneità a essere oggetto di valutazione, in un dato momento storico;

-          l’esistenza di un mercato del bene oggetto di valutazione, presupposto di qualsivoglia attività valutativa;

-          l’idoneità del bene a essere bersaglio dell’aggressione da parte dei creditori sociali.

 

Tali requisiti devono essere valutati con riguardo alla specifica criptovaluta oggetto di conferimento e non alle criptovalute in generale.

E pertanto, proprio in riferimento alla specifica criptovaluta oggetto di conferimento, il Collegio osserva che, essendo scambiata unicamente in una piattaforma dedicata alla fornitura di beni e servizi riconducibile ai medesimi soggetti ideatori della criptovaluta, “ne deriva un carattere prima facie autoreferenziale dell’elemento attivo conferito, incompatibile con il livello di diffusione e pubblicità di cui deve essere dotata una moneta virtuale che aspira a una presenza effettiva sul mercato”.

 

Inoltre, osserva il Collegio, nella perizia di stima, “manca qualunque riferimento alle modalità di esecuzione di un ipotetico pignoramento della criptovaluta oggetto di conferimento, profilo da ritenere decisamente rilevante nella fattispecie, alla luce della notoria esistenza di dispositivi di sicurezza ad elevato contenuto tecnologico che potrebbero di fatto, renderne impossibile l’espropriazione senza il consenso e la collaborazione spontanea del debitore”.

 

Per questi due motivi, afferenti l’esistenza di un mercato di scambio e le modalità esecutive di un eventuale pignoramento, più che per la volatilità del bene, questa specifica criptovaluta, e non tutte le criptovalute in generale, non “presenta i requisiti minimi per poter essere assimilata a un bene suscettibile di valutazione economica” e non può essere conferita ai fini dell’aumento del capitale sociale.

Leggi dopo