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Comunione o società: il discrimine è l’attività imprenditoriale

La Cassazione, con Ordinanza n. 23952, depositata il 2 ottobre 2018 (allegata), conferma il principio consolidato secondo il quale l’elemento discriminante fra comunione a scopo di godimento e società risiede nello scopo lucrativo di quest’ultima, perseguito tramite attività imprenditoriale.

 

Il caso: il ricorrente sottoscrive una scrittura privata per l’acquisto di un terreno. Tale scrittura privata, secondo le motivazioni del ricorrente, darebbe origine a una società semplice. Da qui, il diritto al percepimento della quota parte degli utili in sede di scioglimento della società, conseguente al raggiungimento dello scopo sociale, nella fattispecie, l’acquisto del terreno.

Contrariamente a tale interpretazione, il Tribunale di merito ha qualificato la scrittura privata come comunione a scopo di godimento del bene immobile, difettando l’intenzione, in capo ai sottoscrittori, di svolgere in concreto, una qualche attività.

 

La Cassazione conferma tale sentenza, rigettando il ricorso con le seguenti motivazioni: “l'elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società è costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un’attività imprenditoriale che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni, stante il disposto dell'art. 2248 c.c., che assoggetta alle norme dell'art. 1100 c.c. e segg., la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento (Cass. n.1251/1984; Cass.6361/2004; Cass. 3028/2009)”.

La comunione a scopo di godimento, espressamente disciplinata dall'art.2248 c.c., si caratterizza per il fatto che il bene comune costituisce l’oggetto del godimento, fine esclusivo della comunione; nella società, che va istituita per contratto, rileva l'esercizio in comune di un'attività svolta a fine di lucro, in cui i beni sono soltanto lo strumento attraverso il quale essa viene a realizzarsi e operare.

 

Per questo motivo la Suprema Corte, ribadendo il principio consolidato per cui il discrimine tra comunione e società risiede nell’attività imprenditoriale, nega il diritto al percepimento di utili societari non dandosi esistenza di società laddove non vi è attività imprenditoriale.

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