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Diritto alla provvigione del mediatore

05 Dicembre 2019 |

Cass. 19 novembre 2019 n. 30083

Contratti

Con il contratto di mediazione il mediatore, solitamente un professionista, mette in contatto due o più parti (c.d. parti intermediate) affinché esse possano concludere tra loro un affare, senza essere legato a queste da rapporti di collaborazione, dipendenza o rappresentanza. Ciò accade frequentemente nel caso dei mediatori immobiliari che mettono in contatto il venditore e l'acquirente di un immobile, svolgendo un'adeguata attività di assistenza e ricerca, con imparzialità e indipendenza.

 

Il mediatore ha il diritto a ottenere un compenso adeguato per l'opera svolta. In particolare, il mediatore ha diritto alla provvigione quando l'affare si ritiene concluso, e cioè quando, tra le parti, per effetto del suo apporto, si è costituito un vincolo giuridico idoneo a realizzare gli effetti voluti e tutelabile attraverso le opportune azioni giudiziarie (quali l’esecuzione specifica o il risarcimento del danno per mancato conseguimento del risultato utile del contratto programmato).

 

Il mediatore non ha, invece, il diritto alla provvigione se tra le parti non si è concluso l'affare, in senso economico-giuridico, ma si è soltanto costituito un vincolo che è idoneo a regolare le successive fasi della formazione dell'affare. Ciò può accadere, ad esempio, nel caso in cui sia stato stipulato un patto di opzione, che vincola una parte sola, o un c.d. "preliminare di preliminare", che ha effetti esclusivamente obbligatori e, in caso di inadempimento, non è assistito dalle forme di tutela  finalizzate a realizzare il contratto inadempiuto, quali l'esecuzione in forma specifica o per equivalente, ma soltanto dalla possibilità di invocare la responsabilità contrattuale della parte inadempiente per il risarcimento dell’autonomo danno derivante dalla mancata conclusione del futuro contratto.

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