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Scambio di partecipazioni a realizzo controllato solo per società residenti

05 Aprile 2017 |

Agenzia delle Entrate

Partecipazioni reciproche

L’operazione di scambio di partecipazioni sociali, in regime c.d. a realizzo controllato, prevista dall’art. 177, comma 2, TUIR, non è applicabile quando le società non sono residenti.

È questa l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 43/E del 4 aprile scorso.

Una s.p.a., holding di un gruppo e controllante di due società di diritto inglese, intendeva procedere alla fusione tra le due società, dopo aver conferito la prima nella seconda. Nell’operazione non si prevedevano plusvalenze: la s.p.a. propone, quindi, interpello per chiedere se sia applicabile al caso di specie l’art. 177, comma 2 TUIR.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate è negativa: anche se la norma citata non contempla espressamente il requisito della residenza, nel territorio nazionale, dei soggetti coinvolti nell’operazione, una lettura sistematica impone di ritenere esistente tale requisito soggettivo.

La norma dispone che le azioni o quote ricevute a seguito di conferimenti in società, mediante i quali la società conferitaria acquisisce il controllo di un’altra società, ex art. 2359, comma 1, n. 1) c.c., ovvero incrementa la percentuale di controllo, sono valutate, ai fini della determinazione del reddito del conferente, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento: pur non prevedendo un regime di neutralità fiscale, la disciplina de qua produce un risultato simile, mediante un regime a realizzo controllato.

L’Agenzia delle Entrate evidenzia come anche per il comma 2 debbano valere le medesime condizioni di ordine soggettivo previste dal comma 1, con la conseguenza che sia la società conferitaria che quella scambiata devono essere società di capitali residenti.

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