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Scioglimento del leasing traslativo per mutuo consenso

28 Novembre 2019 |

Cass. 31 ottobre 2019 n. 27999

Contratti

Il contratto di leasing ha la funzione principale di finanziare indirettamente l'utilizzatore affinché abbia la disponibilità immediata della cosa: l'utilizzatore si impegna a rimborsare ratealmente la somma anticipata dal concedente, oltre agli interessi e alla remunerazione del capitale per il rischio dell'operazione.

 

Nel leasing traslativo l'oggetto del contratto è un bene che, alla scadenza del contratto, conserva un valore residuo apprezzabile. Diventa, perciò, particolarmente conveniente per l'utilizzatore esercitare l'opzione di acquisto del bene; il canone  rappresenta, infatti, il corrispettivo del futuro trasferimento ed ha la funzione di scontare una quota del prezzo in previsione del successivo acquisto.

 

In questo tipo di leasing, lo scioglimento del contratto per mutuo consenso produce il solo effetto di liberare i contraenti dall'obbligo di eseguire le ulteriori prestazioni ancora dovute in virtù del contratto risolto (salvo che non vi siano ulteriori previsioni concernenti il rapporto estinto). Mancando, infatti, il presupposto dell'inadempimento imputabile a colpa dell'utilizzatore che determina la risoluzione del contratto, non può trovare applicazione il principio che prevede il ripristino delle originarie posizioni delle parti attraverso la restituzione all'utilizzatore delle rate versate e il riconoscimento al concedente del diritto all'equo compenso per l'uso del bene (art. 1526 c.c.).

 

In questo caso, infatti, i contraenti, nell'esercizio della loro autonomia negoziale, hanno scelto, in base ai propri interessi, di non dare ulteriore seguito all’esecuzione del contratto, ritenendosi soddisfatti dalla parziale attuazione dello stesso. Attraverso la ritrattazione, le parti hanno perciò dato vita ad un nuovo contratto, di natura solutoria e liberatoria, con contenuto eguale e contrario a quello del contratto originario; pertanto, dopo lo scioglimento, non possono proporre domande ed eccezioni relative al contratto risolto, essendo ogni pretesa o eccezione fondata esclusivamente sul contratto solutorio e non su quello estinto.

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